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Da modello a zimbello: Golden State, che succede? Oggi sembra una dinastia in rovine

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I Warriors erano una delle squadre di riferimento in campo e sul mercato, ma finora la sessione estiva di Golden State è stata fallimentare: sfumati Antetokounmpo, Brown e LeBron, le prossime scelte sono un rebus. E fa discutere il costoso rinnovo di Draymond Green  

Ci hanno provato con Giannis Antetokounmpo. Niente da fare. Poi con Jaylen Brown, missione fallita. Infine hanno fatto la corte a LeBron James: respinti, ha scelto Philadelphia. Persino i derelitti Washington Wizards hanno risposto picche per Anthony Davis e Mario Hezonja ha addirittura preferito Cleveland a loro. Sacrilegio. Il mercato estivo dei Golden State Warriors è stato un colossale nulla di fatto, sinora. Quella che sino all’altro ieri era la franchigia di riferimento Nba, che in una lega copycat tutti provavano a emulare – lo small ball, il quintetto senza lunghi di ruolo, il ritmo alto, il tiro da tre punti esasperato – ora pare una dinastia in rovine. Macerie ovunque. E Steph Curry, 38 anni, il campione che ha cambiato la storia della franchigia, trasformandola da Brutto Anatroccolo in cigno, rischia di dover chiudere la carriera in una squadra non competitiva, neppure da playoff. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, che fa dire

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