
di Redazione Online
Il fondatore di Telegram risponde alle accuse della Russia
«La Russia mi ha designato come `terrorista´ per aver rifiutato le sue richieste di sorveglianza di massa e censura su Telegram». Lo ha detto Pavel Durov, fondatore della piattaforma di messaggistica, reagendo all’annuncio delle autorità di Mosca di averlo inserito nella lista dei ricercati con l’accusa di «facilitazione di attività terroristiche».
Secondo la legge russa, mi è vietato «pubblicare informazioni su Internet», scrive ancora Durov sul suo canale Telegram. «I funzionari russi sono evidentemente confusi su chi possa vietare a chi l’accesso a Internet», conclude il miliardario russo, che attualmente vive in Francia.
Pavel Durov, fondatore e Ceo di Telegram, è stato inserito dalla Russia nella lista dei ricercati internazionali. L’accusa del Federal Security Service (Fsb) – i servizi di sicurezza federali – è di favoreggiamento del terrorismo. Il riferimento legislativo è l’articolo 205.1 del codice penale che, al comma 1.1, punisce con la detenzione da 5 a 15 anni chi incita, giustifica pubblicamente o fa propaganda di terrorismo. Nel caso di Durov, sotto inchiesta è la piattaforma che ha creato: Telegram. Che – secondo le autorità – non ha rimosso numerosi canali,




