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Da ieri la Cina ha le sue «leggi razziali». Ecco cosa dicono

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Le «leggi razziali» di Mussolini contro gli ebrei sono considerate giustamente una delle (tante) pagine orribili nella storia del fascismo. Perché non fanno notizia le leggi razziali della Cina che discriminano le sue minoranze etniche?

Da ieri, primo luglio, nella Repubblica Popolare è entrata in vigore una nuova normativa che segna un passaggio importante nella politica etnica di Xi Jinping. Per certi aspetti non è inedita: la sinizzazione delle minoranze era già in corso da decenni, soprattutto in Tibet, Xinjiang e Mongolia Interna, le tre colonie incorporate nell’impero e considerate come provincie amministrative. 

La novità è che questa linea politica riceve ora una cornice legislativa organica, destinata a rafforzarne la legittimità e ad ampliarne il raggio d’azione. Secondo il governo di Pechino si tratta di consolidare l’unità nazionale e favorire l’integrazione delle cinquantasei etnie riconosciute dalla Repubblica Popolare. Per diverse organizzazioni internazionali, studiosi e difensori dei diritti umani, invece, la legge rappresenta un ulteriore passo verso l’assimilazione forzata delle minoranze e potrebbe perfino offrire una base giuridica per colpire dissidenti e attivisti residenti all’estero.

La nuova normativa, chiamata «Legge per la promozione dell’unità e del progresso etnico», arriva al termine di un percorso iniziato con l’ascesa al potere

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