
L’allenatore gialloblù dopo la prima salvezza in A: “Ero spaventato un anno fa, ma la paura è un motore. Il Mondiale sta dicendo che vince l’organizzazione”
Dopo la prima stagione da allenatore, con tutte le perplessità e forse anche i pregiudizi che si erano manifestati al momento della scelta, ci si domanda come sarà l’anno che verrà. Carlos Cuesta ha salvato il Parma con largo anticipo, lo ha fatto mostrando pragmatismo, buonsenso, equilibrio e capacità di gestione del gruppo (qualità tutt’altro che scontate per un ragazzo di trent’anni) e si è guadagnato la conferma. Ora, come uno studente che deve preparare l’esame più importante (che è sempre il prossimo…), china la testa sulla scrivania, studia con pazienza, riflette sulle soluzioni e parte da un punto fermo: “Un campionato di Serie A non ha cambiato la mia essenza. Io sono io: ho passione, energia, curiosità e tanta voglia di crescere assieme alla mia squadra, alla mia società e ai miei tifosi. Se tutte queste componenti si uniscono e lavorano in sinergia, sono convinto che si possa fare un ottimo percorso”.
Come giudica la sua prima stagione?
“Ho fatto il meglio che ho saputo fare, ho dato tutto me stesso




