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Cosa c’è dietro il boom delle fabbriche italiane (e perché potrebbe essere dannoso)

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L’Italia guida la crescita industriale nell’eurozona. Ma più l’Italia accelera rispetto a Germania e Francia, più si complica il dossier flessibilità a Bruxelles.

L’industria europea ha un nuovo copione e non è quello che si recitava fino a qualche anno fa nei salotti di Bruxelles. La trama si è ribaltata senza chiedere permesso: la Germania rallenta, la Francia inciampa, la Spagna frena.

L’Italia, invece, accelera. È un dato, non uno slogan. A maggio l’indice Pmi manifatturiero elaborato da S&P Global sale a 52,9 punti, dai 52,1 di aprile: massimo da oltre quattro anni. Il resto d’Europa, invece, procede con il freno a mano. La Germania si ferma a 50,1, appena sopra la soglia tra crescita e contrazione che sta a quota 50 punti. La Francia scivola a 49, di nuovo sotto l’acqua. La Spagna值 rallenta a 51,2. L’eurozona nel complesso si ferma a 51,6, in calo dal 52,2.

L’Italia guida il gruppo nell’eurozona terremotata

Significa che l’Italia oggi non solo cresce, ma guida il gruppo. Lo fa in un contesto terremotato: tensioni geopolitiche, energia instabile, logistica ancora intermittente. Eppure le fabbriche macinano produzione, gli ordini tornano a salire, gli acquisti di materie prime si rafforzano. Un’industria che, almeno nei

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