
di Silvia Morosi
La conferenza Onu è la prima a dover valutare i progressi compiuti dai governirispetto agli obiettivi globali di tutela della biodiversità
Dal 19 al 30 ottobre si tiene a Erevan, in Armenia, la diciassettesima Conferenza delle Parti sulla biodiversità all’insegna del tema «Agire per la natura». La Cop17 vede riuniti i delegati di quasi 200 Paesi: l’obiettivo è fare un primo bilancio dei progressi compiuti a livello globale nell’attuazione del Quadro globale per la biodiversità di Kunming-Montreal (KMGBF), adottato nel 2022. Il debutto dell’evento è segnato dal preoccupante rapporto delle Nazioni Unite (“State of Biodiversity Action“), il quale rivela che a livello globale i Paesi sono in forte ritardo su ben 22 dei 23 obiettivi fissati per il 2030, con l‘eccezione del solo Target 8 sul cambiamento climatico. Il celebre obiettivo «30×30» – un impegno globale per proteggere almeno il 30% delle terre emerse e degli oceani del Pianeta – rimane distante, attestandosi al 20% per quanto riguarda le terre emerse e al 10% per gli oceani, mentre le misure di resilienza si registrano pienamente attuate solo nel 2% dei casi. Tra le cause la carenza di finanziamenti, i sussidi alle energie dannose per il Pianeta, incluse




