
di Monica Guerzoni
La corsa con l’obiettivo di Palazzo Chigi: «Il M5S? Non è di sinistra»
I sondaggi, si sa, non lo lasciano indifferente e quelli che si vanno accumulando sul tavolo di Giuseppe Conte, nella sede a 5 Stelle di via di Campo Marzio, hanno riacceso sogni mai rimossi. Palazzo Chigi dista meno di 200 metri, politicamente è un vicolo parecchio stretto, ma il giurista pugliese è un tipo tenace e ce la metterà tutta per battere Elly Schlein alle primarie del fronte progressista e Giorgia Meloni alle «secondarie» del 2027.
Se chiedete a collaboratori e consiglieri, vi diranno che il presidente è «entrato in modalità “Bisogna vincere”», ha iniziato a parlare a un pubblico più ampio della base del M5S ed è pronto a siglare un «patto serio con gli elettori». Un accordo lungo un lustro, in cui stabilità faccia rima con responsabilità. Se non sarà lui il frontman della coalizione, lavorerà «perché il governo progressista duri cinque anni», e se qualcuno proverà a buttarlo giù come da tradizione «noi non ci staremo: niente cambi di maggioranza e niente esecutivi tecnici».
Da giorni, in favor di telecamere e taccuini, il due volte ex




