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Condannato per l’omicidio di Tupac Shakur di 30 anni fa: Keffe D si era vantato in un libro di aver partecipato all’uccisione

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di Guido De Franceschi

Dopo 30 anni il verdetto sul crimine più celebre della storia del rap

A 30 anni dall’assassinio di Tupac Shakur, il rapper che morì il 13 settembre del 1996 come conseguenza dei colpi di arma da fuoco che lo avevano raggiunto 6 giorni prima, una giuria del Nevada ha riconosciuto colpevole per omicidio di primo grado, il 63enne Duane «Keffe D» Davis. La sentenza del giudice è attesa per il 13 ottobre. Il condannato rischia l’ergastolo.

Shakur, che doveva il suo nome — poi spesso stilizzato in «2Pac» — al rivoluzionario peruviano Túpac Amaru II (che rivendicava una discendenza dall’ultimo sovrano inca e fu giustiziato dagli spagnoli nel 1781), era nato nel 1971 a New York da due attivisti delle Black Panther. Ma poi, cresciuto in California, era diventato uno dei campioni dell’hip-hop della West Coast, all’incrocio tra gangsta rap e un approccio più «politico» ereditato dalla famiglia.

Il suo assassinio avvenne a Las Vegas mentre viaggiava come passeggero di un’auto guidata dal proprietario della sua etichetta, Suge Knight, che era un affiliato dei Bloods, una delle più celebri gang californiane (Knight sta attualmente scontando 28 anni per omicidio in seguito

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