
di Thomas Bendinelli
L’intervento all’Università di Brescia del capo della polizia e direttore generale della Pubblica Sicurezza Vittorio Pisani
I reati digitali aumentano anno dopo anno, chi li compie spesso è davanti a un pc e il quadro normativo, talvolta, arranca, faticando a inseguire le trasformazioni in atto, il tutto a danno di cittadini e imprese.
Giovedì 23 aprile il tema «Sicurezza digitale e imprese» è stato al centro di un’intera mattinata di studio e confronto a Giurisprudenza, con ospite d’eccezione e autore di una lectio magistralis il capo della polizia e direttore generale della Pubblica Sicurezza Vittorio Pisani. Il quale, più che fornire risposte, ha evidenziato la complessità del perimetro di riferimento, ponendo più di un interrogativo. «La territorialità è incerta – ha osservato –, ma se è semplice raccogliere la denuncia a livello territoriale, siamo sicuri sia quella la sede dove è stato commesso il reato?».
Secondo aspetto: «Le categorie che abbiamo a disposizione sono sufficienti di fronte a continue nuove fattispecie? Lo spazio virtuale ha una velocità enorme, ma i percorsi normativi non sono chiaramente all’altezza». Per questioni di tempi di applicazione, ma anche per una difficoltà a immaginarne l’evoluzione. Pisani ha




