di Laura Magna
Negli studi l’intelligenza artificiale è già entrata: il 71,3% dei professionisti la utilizza. Eppure quasi la metà dice che il carico di lavoro è aumentato nell’ultimo anno. Il 62,4% perde almeno un giorno alla settimana in attività ripetitive. Il problema? Tanti software, pochi sistemi che dialogano tra loro
L’intelligenza artificiale è già arrivata negli studi dei commercialisti. Ma per ora non ha fatto quello che ci si aspetterebbe da una tecnologia che promette di automatizzare il lavoro: far lavorare meno.
Anzi. Il 71,3% dei commercialisti italiani dichiara di utilizzare già strumenti di AI e quasi uno su due, il 49,8%, dice che il proprio carico di lavoro è aumentato nell’ultimo anno. Nel frattempo il 62,4% dedica l’equivalente di almeno una giornata lavorativa alla settimana ad attività manuali e ripetitive, dalla raccolta dei documenti al data entry fino ai solleciti ai clienti. Per il 18,8% degli intervistati il tempo assorbito da queste attività supera addirittura il 30%.
È il paradosso della nuova digitalizzazione degli studi professionali: la tecnologia cresce, ma l’operatività non necessariamente diminuisce.
I numeri arrivano da una ricerca quantitativa realizzata da Sibill in collaborazione con AstraRicerche, condotta a fine agosto su 303 commercialisti italiani. E raccontano




