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Comelit, una dynasty tutta seriana fra due famiglie per il controllo dell’azienda

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di Donatella Tiraboschi

I figli di Mino Brasi, uno dei fondatori, si sono trovati tagliati fuori dagli assetti proprietari e contestano l’operazione

Chi l’avrebbe mai detto che dietro a una storia industriale di successo, tutta made in Val Seriana, e dietro ai comunicati stampa che la celebrano, si nasconde da mesi un begone famigliare che non avrebbe nulla da invidiare a Dallas? Nessuno, ma a dirlo, in barba alla paludata discrezione degli industriali orobici, sono proprio loro, due (ex) soci e artefici, con altri membri delle famiglie Brasi, Barzasi e Lazzari, del successo di Comelit: 70 anni di attività nel campo delle comunicazioni da Rovetta nel mondo, 190 milioni di fatturato e mille maestranze sparse per il pianeta. 

Fabio e Luca Brasi, figli di Mino Brasi, uno dei fondatori storici, replicando a una nota sul recente rinnovo del cda, hanno squadernato la vicenda. Raccontano di essersi svegliati un giorno, nel febbraio di un anno fa, scoprendo che le regole del gioco societario erano cambiate, ma senza di loro. E questo perché, dentro il perimetro della holding di controllo HBB, appena costituita, avevano conferito le proprie azioni Comelit solo le cugine Brasi, Silvia, Fulvia, Giulia (figlie di Pierantonio,

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