
I corsi nelle autoscuole non sono l’unica via per mettere al sicuro la propria patente. Cosa stabilisce la legge per riavere il saldo al massimo senza spese
Martin Fedrizzi
16 ottobre – 07:00 – MILANO
La patente a punti, introdotta in Italia nel 2003, è un sistema che gli automobilisti ormai conoscono molto bene. Si comincia con una dote iniziale di venti punti e, a seconda della gravità delle infrazioni commesse, il proprio tesoretto viene decurtato di un numero di punti stabilito dall’art. 126-bis del Codice della strada. Di fronte a un taglio consistente o allo spettro di una possibile sospensione, l’immediata reazione di molti guidatori è quella di informarsi sui tradizionali corsi di recupero organizzati dalle autoscuole o dai centri autorizzati. Si tratta certamente di percorsi utili, che però comportano costi non trascurabili, spesso compresi tra i 180 e i 250 euro, oltre all’obbligo di frequentare molte ore di lezione per riacquistare al massimo sei punti (per le patenti A e B, nove per quelle superiori). In realtà, quello che molti utenti della strada ignorano è che lo stesso Codice della strada prevede un vero e




