
di Carlotta De Leo
La procedura si attiva solo con il certificato «Fit to Fly» dei medici curanti all’estero che determina il rientro sicuro dal punto di vista sanitario
Quando l’ospedale dell’Avana dove è ricoverato darà il via libera, Alessandro Di Battista potrebbe rientrare in Italia attraverso la procedura del cosiddetto «rimpatrio sanitario». Un protocollo di trasferimento protetto che si attiva per i connazionali all’estero che abbiano bisogno urgente di un ricovero ospedaliero in Italia o si trovino in Paesi che non forniscono le cure necessarie.
La procedura
Ma come funziona il rimpatrio sanitario? Nel caso che l’assistito abbia attivato una polizza assicurativa di viaggio, basterà contattare la centrale operativa e sarà la stessa compagnia privata a organizzare il rientro attraverso un velivolo di linea o di un volo privato attrezzato.
In assenza dell’assicurazione, a fornire assistenza è la Farnesina attraverso l’Unità di crisi o la rete diplomatico-consolare. I tecnici del ministero degli Affari esteri aiuteranno i familiari a «individuare una struttura medica nella quale il connazionale, verrà preso in cura una volta giunto in Italia» e a ottenere e tradurre la «cartella clinica da trasmettere» ai medici italiani.
I rappresentanti della Farnesina potranno poi aiutare i




