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Cisgiordania, nei territori (senza urne) Hamas perde consensi. «E l’Iran per noi è nefasto»

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di Federico Rampini

Cancellate le elezioni per il rinnovo dell’Autorità palestinese. Anche qui l’economia ormai conta più della religione e così emerge la figura di un «Trump locale»

Una visita in Cisgiordania alla vigilia del voto israeliano mi porta nel cuore dell’altra elezione, quella di cui non parla nessuno. Cancellata. Sì, perché anche i palestinesi dovevano andare alle urne: per il rinnovo della loro Autorità. Quella che li governa, e che dovrebbe avere un ruolo in qualsiasi accordo futuro, a maggior ragione se contemplerà uno Stato palestinese. Ma il presidente dell’Autorità, Mahmoud Abbas, ha cancellato l’elezione prevista per questo novembre: per ora è rinviata al settembre 2027.

La giustificazione

Nell’indignazione di molti palestinesi, e nell’indifferenza mondiale. La giustificazione ufficiale la sento a Ramallah da uno stretto collaboratore di Abbas, l’ex premier palestinese Mohammad Shtayeyeh, uno dei capi del Fatah: «Non possiamo andare al voto finché ci sono le violenze dei coloni israeliani, e finché non controlliamo Gaza». Denuncia «le quattro guerre di Israele contro di noi: la guerra demografica con 800 mila coloni illegali, quella geografica con le espropriazioni di terreni, quella umanitaria con il taglio degli aiuti, quella economica con il sequestro del gettito fiscale».
Molti palestinesi

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