
di Luca Bani e Cristina Cappelletti* (docenti universitari)
L’Università organizza due conferenze per approfondire la figura del letterato e della sua opera, «Le piacevoli notti»
Se parliamo di novelle, nell’immaginario del lettore subito appare lo spettro di Boccaccio e del suo Decameron; ma la fortunata raccolta di cento novelle, iscritte nella cornice della peste fiorentina del 1348, ebbe numerosi emuli. Tra questi uno dei più curiosi è certamente Giovan Francesco Straparola, autore poco noto al grande pubblico ma tutt’altro che minore: nato a Caravaggio sul finire del Quattrocento (1480), nel pieno del Rinascimento consegnò alla letteratura europea uno dei libri più singolari del suo tempo, «Le piacevoli notti».
Le poche notizie documentarie su Straparola contribuiscono a rendere il personaggio affascinante: è ormai certa la sua provenienza da Caravaggio, dato dichiarato dall’autore stesso e confermato da un sonetto al paese natale. Anche il nome è stato a lungo considerato uno pseudonimo, fino al ritrovamento, nella Biblioteca Civica Mai di Bergamo di un volume a stampa con un ex libris, che indica come possessore Francesco Streparolle (forma in uso anche in una raccolta di sue rime).
Due conferenze sono state organizzate dall’Università degli studi di Bergamo, nell’ambito




