di Redazione Economia
Un omanita di 29 anni, un licenziamento per preoccupazioni sulle sue idee estremiste, e due post su LinkedIn pubblicati nove ore dopo l’incidente. Quello che sappiamo
C’è chi lo ritiene il più spettacolare fallimento delle misure di verifica del personale aeronautico che si muove in aree sensibili. Perché, dice chi ora inizia ad avere un quadro più chiaro di quanto successo sul volo Flydubai Dubai-Tel Aviv del 30 settembre scorso, stanno comparendo così tanti indizi sul web che un minimo controllo avrebbe fatto emergere le tante criticità sul primo ufficiale della low cost emiratina.
Tre giorni dopo la tragedia sfiorata filtra il nome del copilota accusato di aver provato a uccidere il comandante per prendere il controllo del Boeing 737 Max pieno di cittadini israeliani e farlo schiantare con ogni probabilità nello Stato ebraico: si chiama Hamam al-Hammami, ha 29 anni, è nato negli Emirati Arabi Uniti da papà omanita e mamma siriana.
Ma è il suo ruolo sui social a mostrare le falle nel cosiddetto «background check» dei Paesi del Golfo. Nove ore dopo che il volo Flydubai aveva deviato la rotta verso l’Arabia Saudita — in quello che le autorità




