A quarant’anni dal peggior incidente nucleare della storia, Chernobyl continua a destare preoccupazione. Oggi però i timori non riguardano più la contaminazione residua nella zona di esclusione della centrale, l’area nel raggio di 30 km dall’impianto, interdetta all’accesso perché altamente radioattiva dopo il disastro del 26 aprile 1986. Bensì la guerra tra Russia e Ucraina, che rende la centrale e il suo involucro facili bersagli.
Un rapporto di Greenpeace rilasciato il 14 aprile fa il punto sul rischio posto dall’esposizione della centrale a due fuochi incrociati, dopo che l’impatto di un drone di fabbricazione russa ha danneggiato una parte del nuovo sarcofago di Chernobyl, il 14 febbraio 2025. Il nuovo sarcofago o New Safe Confinement (NSC) è l’enorme struttura esterna di acciaio e cemento costruita per proteggere il vecchio sarcofago o Shelter Object, il primo scudo eretto frettolosamente attorno a quel che restava del reattore numero 4 nel 1986, subito dopo il disastro di Chernobyl.
Il nuovo reattore non è più una garanzia
Secondo il documento, l’impossibilità di riparare in modo duraturo il nuovo reattore a causa della guerra in corso comporta un rischio di fuoriuscita di polveri altamente radioattive, nel caso la già




