di Redazione Economia
Tre soci della capogruppo sono passati alle vie legali per chiedere al giudice lussemburghese di invalidare la ormai celebre clausola dell’88%, quella che impedisce qualsiasi decisione straordinaria
Se l’unanimità tra gli otto soci Delfin non c’è su nulla, tanto vale provare a cancellarla. Un ragionamento che ha prevalso nelle ultime riflessioni di alcuni eredi Del Vecchio che sono passati alle vie legali per chiedere al giudice lussemburghese di invalidare la ormai celebre clausola dell’88%, quella che impedisce qualsiasi decisione straordinaria in seno alla holding senza la volontà comune di tutti i membri della famiglia. In questo caso, tuttavia, si punta solo al board di Delfin. A ricorrere al giudice, alle porte dell’estate, sono stati tre soci – tra gli indiziati Luca e Paola Del Vecchio insieme con Rocco Basilico e dunque non figura Leonardo Maria, che pure è attivissimo nelle sue critiche ai vertici – mettendo nel mirino il quorum che impone il voto unanime per sostituire gli amministratori della finanziaria.
Il tetto ai dividendi
Un’unanimità di fatto perché, con il 12,5% a testa, il voto di sette azionisti su otto non basta, seppur di un soffio, a raggiungere la soglia dell’88%. In questa nuova causa,




