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Carne di cavallo, tradizione o tabù? A Catania è cultura gastronomica

Fin dal Paleolitico, il consumo alimentare di carne di cavallo è sempre stato molto apprezzato dall’uomo, come dimostrano i dipinti rupestri di Lascaux o Altamira. Presso i Greci il consumo di carne equina aveva carattere occasionale, anche se ad Atene c’erano botteghe in cui la si vendeva, per quegli acquirenti che non potevano permettersi altre carni più costose. Durante l’epoca romana, gli equini erano principalmente utilizzati come animali da lavoro e da guerra e solo occasionalmente come fonte alimentare e l’uso alimentare era raro e spesso evitato per motivi culturali e religiosi. Presso le popolazioni barbariche e nomadi, invece questa carne rappresentava il cibo della sopravvivenza, come testimonia la famosa tartara, originariamente derivata dalle carni dei cavalli più vecchi o feriti al seguito: cavalli, asini e muli erano utilizzati principalmente come animali da lavoro (trasporto, aratura e traino) e, invecchiando, non erano più in grado di svolgere le loro funzioni, per cui venivano macellati, per evitare sprechi e recuperare risorse preziose.

e Rappresentazione medievale di cavalleria in battaglia: epoca in cui l’equino era fondamentale in guerra e il suo consumo alimentare venne vietato dalla Chiesa

Sotto le dominazioni araba

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