
Niccolò Campriani, vincitore di tre ori nel tiro a segno, oggi è uno degli addetti alla programmazione dei Giochi californiani: “Per troppo tempo le Olimpiadi hanno significato opere faraoniche, bilanci fuori controllo e impianti destinati a restare vuoti…”
Ormai il rumore del pallone si sente appena tra le highway a otto corsie, le colline di Beverly Hills bagnate nel verde, le spiagge senza fine di Santa Monica e Malibu. Los Angeles, però, resta questo gigantesco camaleonte: non esiste metropoli così capace di cambiare pelle e ospitare nuovi grandi eventi, dagli Oscar ai Grammy, dal Super Bowl all’All-Star Game. Salutata la Coppa del Mondo di calcio, qua si guarda già all’Olimpiade del 2028: la Città degli Angeli sarà la terza, insieme a Londra e Parigi, a ospitare tre edizioni dei Giochi, dopo quella del 1932, sospesa tra i venti di un nuovo conflitto mondiale, e quella del 1984, sullo sfondo della Guerra Fredda. La California, pronta ad accendere un nuovo braciere, non racconta più le ferite del Novecento, piuttosto prova a volare oltre le contraddizioni di un cupo presente.




