Home / Spettacoli / Brian Eno e la grande retrospettiva sull’arte: “Luce contro l’oscurità”: «David Bowie? Mi manca tantissimo. Giusto boicottare Israele a Esc e alla Biennale»

Brian Eno e la grande retrospettiva sull’arte: “Luce contro l’oscurità”: «David Bowie? Mi manca tantissimo. Giusto boicottare Israele a Esc e alla Biennale»

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«Quanto mi manca. Spesso mi capita di sentire qualcosa e chiedermi: “A David piacerebbe tantissimo”. E poi capisco che non glielo posso comunicare. Succede anche con i miei genitori». C’è molto di struggente (e anche molto di inconsueto) mentre Brian Eno, visionario un tempo della musica, ma oggi oramai di tanto altro, scandisce lentamente queste parole, ricordando l’amico Bowie, scomparso giusto dieci anni fa, con cui realizzò tre album capolavoro.
Siamo nel cuore di Parma, negli incantevoli e ritrovati Giardini di San Paolo, a lungo chiusi. Proprio perché il 77enne Eno oramai fa appunto altro, questa è l’installazione inedita («Seed») che si accompagna alla più importante e completa retrospettiva mai realizzata sulle opere d’arte dell’inglese: «My Light Years», voluta dal Comune, anche questa in un altro luogo magico e riaperto al pubblico, l’Ospedale Vecchio.
Inconsueto perché della rivoluzionaria e tumultuosa stagione dei Roxy Music o della trilogia berlinese appunto con il Bowie di cui sopra, Eno non parla praticamente mai, immerso in un continuo presente. Sul quale invece non si risparmia, come vedremo.
La luce innanzitutto: è al centro della sua ricerca artistica, sugli teleschermi, nei volti delle donne, sui fondali delle maestose arcate dell’antico edificio: «Ne abbiamo bisogno – dice-

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