
E’ la seconda volta nella storia: per i sindacati dall’acquisizione del 2021 si sarebbe trasformata in un accentramento decisionale verso Parigi
Le lavoratrici e i lavoratori di Borsa Italiana-Euronext incrociano per la seconda volta nella storia le braccia. Il 30 aprile è proclamato uno sciopero nazionale di mezza giornata: a indirlo sono Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, che da tempo denunciano (qui l’annuncio del primo sciopero della Borsa) una crisi che non riguarda solo gli assetti organizzativi interni, ma investe il futuro stesso della piazza finanziaria italiana.
Il contributo della Borsa italiana
Stando a quanto riportano le sigle sindacali, nel 2025 Borsa Italiana avrebbe contribuito al gruppo Euronext con 669 milioni di euro di ricavi, pari a oltre il 37% del totale consolidato. Eppure, sostengono i sindacati, questa centralità economica non si traduce in un peso decisionale adeguato. Da quando nel 2021 Euronext ha acquisito la società scrivono i sindacati «il modello “federale” inizialmente presentato si sarebbe progressivamente trasformato in un accentramento verso Parigi».
I problemi di governance
Nel comunicato diffuso il 21 aprile, le tre organizzazioni sindacali richiamano anche i rilievi della Consob, che parlano di «ripetuta e sistematica violazione delle regole di governo societario». Il consiglio di amministrazione italiano sarebbe stato progressivamente




