di Adriano Barrì
In cima alla classifica dei primi sei mesi Stm, il campione nostrano dell’Ai. E poi Saipem, Poste, Unipol. Fincantieri ed Hera frenano, ma a a tre anni le performance sono a due cifre
Il giro di boa del 2026, il Ftse Mib chiude il primo semestre consolidando la soglia psicologica dei 50mila punti con un rendimento da inizio anno del 17,8%, e che in un orizzonte di tre anni supera il 90%. Numeri che collocano Piazza Affari in cima alle classifiche europee e nettamente sopra i principali indici mondiali: l’S&P 500 guadagna, in dollari, l’8,4% nei primi sei mesi, il Nasdaq Composite il 9,5%, lo Stoxx 600 il 6,8%. Il listino italiano batte di oltre dieci punti percentuali i mercati americani, che pure viaggiano su un ciclo di utili favorevole spinto dall’intelligenza artificiale.
Un primato che però non si traduce in un rendimento uniforme: sotto la superficie di un indice brillante si nasconde una distribuzione dei rendimenti tra le più dispersive d’Europa, con dieci titoli che hanno guadagnato in media oltre il 60% da gennaio e dieci che hanno perso in media oltre il 22%. Un’elaborazione de L’Economia del Corriere fotografa i venti titoli




