
di Sara D’Ascenzo
Buttafuoco, nel frattempo, ringrazia Portoghesi «per la grande moschea di Roma»
«L’architettura ha bisogno di essere lungimirante, deve superare l’influenza della politica. Non vogliamo che questa Biennale possa essere inglobata dalla politica e dalla guerra. Speriamo si possa superare tutto questo e andare al di là della politica».
A chi si chiedeva se anche la prossima Biennale Architettura, la ventesima – dall’8 maggio al 22 novembre 2027 – sarebbe stata «un campo di forze» come, fin da prima di aprire, si è dimostrata la 61esima Biennale d’Arte – in corso a Venezia fino al 22 novembre –, la risposta l’hanno data i direttori Wang Shu e Lu Wenyu, coppia – nella vita e nel lavoro – di architetti cinesi scelti dal presidente Pietrangelo Buttafuoco per immaginare la prossima Biennale. A partire dal titolo scelto e rivelato ieri a Ca’ Giustinian dai due, professionisti e docenti ad Hangzhou: «Fare Architettura». Ovvero «La possibilità di coesistenza nella realtà reale». Un ponte esplicito con la prima Biennale Architettura datata 1980, quella che predicava «La Presenza del Passato», titolo che l’allora direttore di Architettura Paolo Portoghesi – prima di diventare presidente della Biennale nell’83 – scelse per la kermesse




