di Alessia Conzonato
In un primo momento i sindacati hanno sostenuto il boicottaggio dei farmaci prodotti dall’israeliana Teva. Ora denuncia gli esuberi che riguarda il 20% della forza lavoro
Stato di agitazione con la sospensione di ogni forma di collaborazione e sciopero immediato delle prestazioni straordinarie per i dipendenti della Teva Pharmaceutical Industries dopo l’annuncio del taglio di 100 dei 500 lavoratori in Italia tra i siti di Santhià, in Piemonte, e quelli in Lombardia di Rho, Caronno e Villanterio, in provincia di Pavia. Quest’ultimo, in particolare, che conta 30 dipendenti, chiuderà definitivamente. Nella nota delle sigle sindacali Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, unitamente alle Rsu, si legge che il gruppo farmaceutico «ha aperto una procedura di licenziamento collettivo che colpirà il 20% della forza lavoro». Nei prossimi giorni saranno definite ulteriori azioni di lotta, scioperi e manifestazioni.
Il piano industriale
L’annuncio risale allo scorso marzo, quando Tapi, la divisione dei principi attivi del gruppo, ha reso noto un piano globale di contenimento dei costi che già prevede una riduzione della tenuta occupazionale nei quattro stabilimenti italiani. Secondo quanto riferito dal piano industriale definitivo di aprile, visionato anche dalle sigle sindacali, a preoccupare è stato




