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Bergamo, la tradizione culinaria locale come leva commerciale sui mercati internazionali

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di Donatella Tiraboschi

Contano le grandi potenzialità di generare valore per le filiere, ancor più della difesa della tradizione

Che fine ha fatto «De Casoncello?». Con un nome latineggiante, la manifestazione che celebra uno dei prodotti tipici della cucina bergamasca sembra essere quest’anno sparita dai radar degli eventi enogastronomici cult del territorio. Dei tipici stendardi appesi tra la Corsarola e via Gombito nessuna traccia nel mese di maggio in cui, dal 2016, si teneva l’iniziativa che per anni ha celebrato il casoncello e le paste ripiene del territorio. Non si è trattato (solo) di un vezzo culinario, perché la manifestazione aveva preso ispirazione dalla grande festa con cui Bergamo rese onore alla nuova Signoria di Gian Galeazzo Visconti che aveva liberato la città dalla tirannia di un altro Visconti, Bernabò. Dunque un mix tra storia e territorio ideato da De cibo, associazione che fa capo a Samuel Palacio, imprenditore della ristorazione. «L’evento quest’anno — dice — è rinviato ed è oggetto di un prossimo confronto».

Ma non di solo casoncello si parla perché nella cornice del riconoscimento della cucina italiana da parte dell’Unesco, Bergamo sta dimostrando come una tradizione rurale profonda possa trasformarsi in una leva contemporanea

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