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Barelli: «I Berlusconi e il partito? FI ha gli organi statutari, poi ci sono anche i tifosi»

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di Adriana Logroscino

L’ex capogruppo: io costretto? No, la nomina mi onora

Paolo Barelli, costretto a lasciare il ruolo di capogruppo di Forza Italia, arriva al governo come sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento. Dopo un percorso pieno di ostacoli, però.
«Macché, nessun ostacolo. Sono onorato che la presidente del Consiglio abbia voluto un mio impegno nell’esecutivo. Riconosce le mie capacità di mediazione».

Ha provato a resistere: non voleva rinunciare al ruolo di capogruppo?
«Io sono una persona pratica e realista: tutto finisce purché inizino cose nuove. Sono stato capogruppo a lungo e facendo bene. Nessun rimpianto».

Si è detto fosse troppo romano.
«A parte che essere romano è un complimento, io coniugo la storia vincente romana e il saper fare milanese».

La sua sostituzione è maturata dopo la sconfitta al referendum. Questo stop preoccupa il centrodestra, le pare?
«Qualcuno può pensare sia come nel calcio: chi vince la partita di andata è avvantaggiato in quella di ritorno. Ma come ha detto la premier Meloni, referendum e Politiche sono due cose totalmente diverse. Ora toccherà mettere a fuoco i tanti obiettivi raggiunti dal centrodestra».

Di certo, dopo la vittoria del No si è intensificata la sollecitazione per un rinnovamento

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