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Bambini in spiaggia, supplementi e panini da casa: cosa possono davvero vietare i lidi

L’estate 2026 riporta al centro del dibattito il rapporto tra stabilimenti balneari e consumatori. Dalla Campania alla Puglia, due vicende differenti hanno acceso il confronto su costi, regolamenti interni e diritti degli utenti: da un lato il caso del supplemento richiesto per una bambina di 17 mesi, dall’altro le contestazioni sul divieto di consumare cibo portato da casa. Pur riguardando situazioni diverse, entrambe le vicende pongono una domanda comune: fino a che punto uno stabilimento balneare può imporre condizioni economiche o limitazioni ai propri clienti?

Il caso della bambina di 17 mesi: il supplemento finisce al centro delle polemiche

A Ischitella, frazione di Castel Volturno (Ce), una famiglia ha segnalato di aver trovato nello scontrino una voce di 3 euro indicata come “Baby”, oltre ai costi di ombrellone e lettini. Il caso è stato portato all’attenzione del deputato Francesco Emilio Borrelli, che da tempo raccoglie segnalazioni su presunti disservizi nel settore balneare. La vicenda, diffusa sui social, ha generato un ampio dibattito e numerose testimonianze simili da altri stabilimenti della zona. Il titolare del lido, Nando Zaccariello, ha chiarito che si è trattato di un errore del personale. «È

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