di Isidoro Trovato
La ricerca dell’Organismo Congressuale Forense: aumenta il numero delle piccole imprese che coinvolgono il legale nelle decisioni strategiche. La Lumia (presidente Ordine di Milano): «Non basta attendere il contenzioso, bisogna pianificare»
È la fine dell’era dell’«avvocato a gettone»? Forse. Di sicuro il ruolo del legale sta cambiando pelle: non più soltanto il professionista da chiamare quando arriva un contenzioso, un credito non viene pagato o un contratto crea problemi. Nelle piccole e medie imprese l’avvocato sta progressivamente entrando nella gestione ordinaria del business, trasformandosi da «costo d’emergenza» a consulente continuativo. Una sorta di ufficio legale esterno, al quale affidare non solo la soluzione dei problemi, ma soprattutto la loro prevenzione e al quale richiedere una consulenza per le decisioni strategiche aziendali. Si tratta di una piccola rivoluzione soprattutto per le Pmi che spesso fanno fatica a trovare risorse economiche per un legale d’impresa interno ma che sempre di più richiedono un’assistenza costante outsourcing.
A fotografare il cambiamento è stato l’ultimo Rapporto «Imprese e Avvocati 2025», realizzato da Format Research per l’Organismo congressuale forense. Il 41,6% delle aziende considera ormai il proprio legale un punto di riferimento costante, rispetto al 37,5% dell’anno precedente.
La domanda
Ancora




