
Sotto la media si collocano Suzuki (1.059 euro), Renault (966 euro), Mazda (960 euro), Mitsubishi (755 euro), Nissan (525 euro) e Stellantis (471 euro). Per Mazda, Nissan e Stellantis, i risultati positivi rispetto alla perdita del 2025 sono da attribuire principalmente alla riduzione dei costi, ai piani di ristrutturazione e alla bassa base di confronto. La loro ripresa è quindi più un “successo operativo temporaneo“, che “un’inversione di tendenza strutturale”.
Allo stesso tempo, BMW, Toyota, Hyundai-Kia, GM, Tesla e Volkswagen stanno registrando profitti per autovettura significativamente inferiori a causa dell’impatto “particolarmente negativo” del’intensa pressione competitiva in Cina (BMW, Toyota e Volkswagen), dei dazi e dei costi promozionali (Hyundai-Kia) e degli oneri di ristrutturazione e di difficoltà di mercato (GM e Tesla). Honda rappresenta un’eccezione a causa delle elevate svalutazioni legate al riallineamento della sua strategia sui veicoli elettrici.
Per Bratzel, “il calo dell’Ebit per autovettura è un segnale d’allarme che indica come molti produttori non siano attualmente in grado di compensare adeguatamente gli elevati costi di trasformazione attraverso prezzi, mix di prodotti ed efficienza. Le aziende fortemente dipendenti dal mercato cinese, e che devono gestire ingenti investimenti in elettromobilità, software e nuove strutture produttive, sono sottoposte a una pressione particolare. In




