
Da fine luglio stop al requisito dei due anni di residenza in Italia. L’assegno spetta anche per i figli fiscalmente a carico che vivono in un altro Paese dell’Unione Europea: cosa cambia, chi può fare domanda e i nuovi requisiti
Nuove regole e una platea più ampia per l’Assegno Unico e Universale. Da fine luglio 2026 la misura di sostegno alle famiglie con figli a carico diventa più “inclusiva”: non serve più aver vissuto in Italia per almeno due anni prima di poter accedere al beneficio e il contributo può essere richiesto anche per i figli che risiedono in un altro Paese dell’Unione Europea.
Perché cambiano le regole sull’Assegno Unico e Universale: la procedura d’infrazione Ue
Fino a pochi mesi fa, per ottenere l’Assegno Unico era necessario dimostrare una residenza in Italia di almeno due anni, oppure un contratto di lavoro di almeno sei mesi. Un paletto che la Commissione Europea considerava discriminatorio nei confronti dei cittadini comunitari che si spostano per lavoro all’interno dell’Unione, tanto da aprire una procedura d’infrazione contro l’Italia. Ecco perché sono cambiate le regole, con nuove indicazioni pratiche per chi deve presentare domanda
Le due grandi novità: addio ai due anni e Assegno per




