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Assassin’s Creed: Black Flag Resynced, la recensione: i pirati invecchiano bene

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Ubisoft riparte da uno dei capitoli più amati della sua saga di punta dopo una trafila di passi falsi

Paolo Sirio

22 luglio – 15:59 – MILANO

La storia editoriale che ha portato ad Assassin’s Creed: Black Flag Resynced è peculiare. A cominciare dal nome: l’originale, lanciato nel 2013, è l’ultimo capitolo numerato della serie (il quarto). Occorrenza della quale Ubisoft, sviluppatore ed editore, ha avuto modo di pentirsi pubblicamente, avendo scelto di fiondarsi in una sorta di business del “turismo digitale” che negli anni si è mostrato molto più prolifico del precedente filone narrativo. Ma c’è una storia nella storia. Benché sia stato recentemente rivalutato, forse in virtù dei capitoli successivi per qualcuno deludenti, il Black Flag di tredici anni fa non fu visto di buon occhio. L’ambientazione tropicale e in particolare il protagonista, di fatto non un vero Assassino, lasciarono molto a desiderare, e – nonostante i social fossero soltanto un embrione del pericoloso centro di gravità che sono oggi – le polemiche furono feroci. Si sa, i ricordi sono ormai facili a riscriversi, ed è così che Edward Kenway è diventato un’icona e Assassin’s

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