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Armenia e non solo: Putin inizia a temere di perdere gli alleati. L’incubo frammentazione e l’apertura (ambigua) a Ovest

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di Marco Imarisio

Per mettere nel giusto contesto la presunta apertura all’Europa fatta sabato sera dal presidente russo bisogna tornare al settembre del 2023, quando l’Azerbaigian ha attaccato l’Armenia

È tutta una catena di errori, che né Putin né Trump riescono ancora a spezzare. La Russia invade l’Ucraina e pensa di arrivare a Kiev in tre giorni, restandoci invece quattro anni e oltre. Nel settembre del 2023, l’Azerbaigian attacca l’Armenia, quest’ultima chiede aiuto a Mosca, l’alleato storico e forte, che risponde ci dispiace, siamo troppo impegnati e impantanati altrove. Questo conflitto viene risolto da un Donald Trump appena rieletto, che forte del risultato raggiunto si illude di poter risolvere anche la guerra di Vladimir Putin facendo la voce grossa con Volodymyr Zelensky e convocando vertici su vertici, con risultati prossimi allo zero.

Il riassunto delle puntate precedenti è necessario per mettere nel giusto contesto la presunta apertura all’Europa fatta sabato sera dal presidente russo, e provare a comprendere perché è stata fatta proprio ora. L’argomento principale della sua conversazione con i giornalisti locali, infatti, non riguardava Bruxelles ma Erevan a suo giudizio «colpevole» di aver ospitato lunedì scorso, per la prima volta nella sua storia, un vertice

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