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Arabia nucleare: la contropartita

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Federico Rampini / CorriereTv

L’annuncio che l’America fornirà la tecnologia necessaria all’Arabia Saudita perché possa dotarsi di centrali nucleari civili a scopo di produzione di energia, ha suscitato grande preoccupazione perché può essere un passo verso la costruzione di un’arma atomica, quindi il nucleare, a scopi bellici. Ed è effettivamente inutile essere ingenui e far finta che questo rischio non esista.

 D’altra parte è un rischio che nella logica dei fatti, quando in quella regione c’è un Iran minaccioso, aggressivo verso tutti i vicini, anche i vicini arabi e un Iran che cerca di costruirsi l’arma nucleare da tanto tempo, era abbastanza logico e prevedibile che i vicini minacciati e aggrediti prima o poi tentassero di bilanciare la minaccia nucleare facendo altrettanto.
D’altronde, se allarghiamo lo sguardo a tutta la regione, l’arma atomica ce l’ha Israele e ce l’ha il Pakistan, che è una teocrazia islamica. È peraltro un aspetto aggiuntivo che viene oggi dalla dichiarazione di Trump secondo cui questo aiuto americano alla Arabia saudita è condizionato al fatto che la stessa Arabia saudita entri negli accordi di Abramo. 

Gli accordi di Abramo sono stati il più grande successo diplomatico della prima amministrazione Trump. Nel 2020 portarono quattro nazioni islamiche a riconoscere

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