di Maria Elena Zanini
Lo studio del gruppo Welfare del Futuro evidenzia il minore accesso alla previdenza integrativa per donne, giovani e lavoratori del Sud. Servono incentivi mirati per favorire l’adesione e l’equità sociale.
Donne, giovani e lavoratori del Sud risultano meno coinvolti dalla previdenza integrativa. Proprio queste categorie possono essere più esposte a salari contenuti, carriere discontinue e minore capacità di risparmio. Rafforzare la previdenza complementare significa quindi affrontare anche un problema di equità sociale. Questa una delle riflessioni che scaturiscono dall’analisi del gruppo di lavoro Welfare del Futuro, nato dall’iniziativa di Maria Ida Germontani, ex senatrice, e Giovanni Maggi, presidente di Assofondipensione, a cui Deloitte e Mefop hanno contribuito come advisor tecnici.
La spesa
«In Italia — dichiara Andrea Poggi, senior partner di Deloitte — abbiamo una spesa pensionistica pubblica molto elevata, mentre la previdenza complementare resta relativamente poco sviluppata. Dobbiamo rafforzare il secondo pilastro previdenziale per garantire una maggiore adeguatezza dei redditi pensionistici futuri e rendere più sostenibile il sistema nel suo complesso». La spesa pensionistica italiana raggiunge circa 364 miliardi, il 16,5% del Pil, rispetto a una media europea del 12,3%. Sul fronte complementare, il patrimonio accumulato resta distante dai livelli di Paesi come




