Dall’intransigenza sul sistema di gioco alle frizioni interne con la dirigenza: storia di un’avventura mai decollata
Giornalista
16 giugno – 18:17 – MILANO
Il fallimento sportivo delle ultime due stagioni rossonere sta spingendo i tifosi verso una sorta di pessimismo cosmico. Dirigenti che saltano, panchina che non riesce a trovare un timoniere stabile, la concorrenza che ascolterà la musica buona della Champions: tutto concorre ad amplificare il disagio e la nomina di Amorim per il momento non serve a rasserenare il cielo. Chi vuole vedere sempre e comunque tutto nero ha gioco facile nel sottolineare com’è andata l’ultima esperienza del portoghese (dimenticando un po’ troppo comodamente la parte di curriculum precedente): male, è un dato di fatto. A Manchester, sponda Red Devils, non è andata come tutti si attendevano. Amorim è sbarcato a Old Trafford con le stimmate del predestinato, del giovane coach in rampa di lancio, il “New Special One”, e non ha mantenuto le promesse. Ma come mai?
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Una parte del popolo rossonero mette sullo stesso piatto la situazione dei due club. Trovando alcuni punti di contatto. Amorim a Manchester era




