
di Alessandra Nardini
Una gara inaspettata fino all’ultimo secondo. Dopo la vittoria nella Vendée Arctique, Ambrogio Beccaria racconta la sua regata più estrema tra nebbia, guasti e navigazione in solitaria intorno al Circolo polare artico. E riflette sul cambiamento climatico, tra timori per l’innalzamento dei mari e ragioni per non perdere la speranza
Sono le 3:07 del mattino di oggi quando, dopo aver percorso 3.190 miglia nautiche in otto giorni, 14 ore, 5 minuti e 50 secondi, il milanese Ambrogio Beccaria, 34 anni, ha tagliato il traguardo del porto Les Sables d’Olonne, aggiudicandosi la vittoria della Vendée Arctique. Non è la prima volta che parte in solitaria, ma è la prima volta che si spinge così a Nord: «Non ci speravo», ha raccontato a Pianeta 2030 poche ore dopo l’arrivo in porto, ancora trafelato ed emozionato. E non è una frase di circostanza, le condizioni erano difficili e il podio si è ribaltato nelle ultime ore. «Ho avuto tanti problemi elettrici, c’è stato un blackout e poi sono dovuto andare sott’acqua per liberare la barca da una boa. Insomma, al di là delle difficoltà materiali di un viaggio del genere, ho avuto un po’ di inconvenienti nei




