di Giorgia Bollati
Dalla Commissione europea un nuovo approccio per contrastare il cambiamento climatico: entro il 2050 i danni potrebbero costare l’1,5% del Pil Ue. A Ecomondo il confronto su territori, coste e infrastrutture
Alluvioni, cicloni, frane e siccità stanno aumentando la pressione sui territori europei, con conseguenze sempre più rilevanti per comunità, infrastrutture ed economie locali. E se la mitigazione non è più sufficiente, occorre passare all’adattamento. Proprio per «rafforzare la capacità dell’Europa di anticipare, prepararsi ad affrontare e gestire i rischi climatici», così riporta la nota di presentazione sul sito della Commissione Europea, il 27 ottobre 2026 è stato diffuso il nuovo Quadro per la resilienza climatica che indica una strada comune, a cui bisogna accostare le indicazioni della Banca Europea per gli investimenti. Se ne è parlato a Ecomondo 2026, l’evento sull’economia circolare e la transizione ecologica di Italian Exhibition Group, dal 3 al 6 novembre a Rimini.
Adattarsi alle nuove condizioni e il peso sulle infrastrutture
Il nuovo testo propone un cambiamento di approccio sistemico: integrare la resilienza agli eventi climatici in ogni settore strategico, nazionale e internazionale, per favorire l’adattamento alle nuove condizioni a cui strutture e infrastrutture sono esposte.
I territori interni sono




