Jannik ha costruito il numero 1 portandosi oltre i limiti: quest’anno ha passato 40 giorni in partita, 70 in allenamento, 14 riposando senza prendere in mano la racchetta e 12 in viaggio tra un torneo e l’altro
Giornalista
19 maggio – 12:16 – ROMA
Il giro del mondo del signore del mondo. Senza sacrifici, non puoi costruire sogni. Sinner lo ripete come un mantra fin da quando, appena diciottenne, si rivelò vincendo le Next Gen Finals di Milano. Quando parla del tennis, il suo pensiero è sempre chiaro e univoco: “È la vita che mi sono scelto, a 13 anni ho lasciato i miei genitori per provare a diventare un campione, e non è stato facile”. Perseguendo l’obiettivo di lavorare ogni giorno per diventare un giocatore e un uomo migliore, con la tensione morale che ti fa guardare sempre oltre i limiti, la prima dote del campione, Jannik si è costruito una vita da numero uno.
quattro continenti—
Non è soltanto il ranking (a proposito, ieri ha eguagliato Edberg con 72 settimane al vertice) a testimoniarlo: piuttosto, il dominio che ha imposto al circuito




