
di Martina Zambon
Il governatore: «Quadro chiaro dopo li casi di Toscana e Sardegna. Ma è urgente una riflessione sull’accanimento terapeutico»
La miccia che ha fatto divampare nuovamente il dibattito sul fine vita in Veneto è stata la proiezione in consiglio regionale, qualche giorno fa, del docufilm dedicato a Stefano Gheller «Lasciatemi morie ridendo».
Presidente Alberto Stefani, lei a quella proiezione non c’era e ora l’opposizione le chiede di assumere una posizione chiara in vista della riproposizione della proposta di legge di iniziativa popolare già bocciata due anni fa in consiglio, cosa risponde?
«Proprio due anni fa mi venne chiesto – allora ero deputato – come avrei votato se fossi stato un consigliere regionale, risposi che avrei votato sì. La mia posizione è chiara e non da oggi. Ma l’estrema serietà del tema impone rigore. A inizio 2024 non erano ancora state varate le leggi regionali sul fine vita di Sardegna e Toscana, leggi bocciate dalla Corte Costituzionale. Ho letto con attenzione la sentenza sulla Toscana e dice chiaramente che le Regioni non hanno facoltà di intervenire in merito ai tempi di risposta a chi chiede di accedere al suicidio medicalmente assistito. Riportare in Aula lo stesso testo




