
ROBIN HOOD – IL PREZZO DEL SANGUE. Nelle sale dal 12 agosto
Ribaltare le leggende, rivederle in chiave di attualità è uno degli sport preferiti dei tycoon di Hollywood. Distruggere e ricreare. Obiettivo: spiazzare, cercando condivisione. La logica c’è, ma c’è anche il rischio di stravolgere la realtà. Chi fu realmente Robin Hood, del resto, nessuno lo sa. Non esistono documenti che ne attestino l’esistenza. Esistono invece citazioni convergenti nelle ballate medievali, dove si parla di un eccellente arciere, in lotta contro lo sceriffo di Nottingham, innamorato di Lady Marion, nascosto nella foresta di Sherwood. Il principe dei ladri: uno che ruba ai ricchi per dare ai poveri. Il margine è ampio per trasformare la leggenda in una metafora del caos medioevale. Allora come oggi. Dove la miseria morale supera di gran lunga la grandezza. Robin diventa un esempio malleabile della post verità. E allora dimenticate la favola Disney, la calzamaglia di Errol Flynn, il costume stiloso di Kevin Costner e persino l’epica muscolare di Russell Crowe.
Il Robin Hood firmato da Michael Sarnoski — regista di A quiet place – Giorno 1 — è un feroce assassino, capo di una temuta banda di tagliagole. Senza regole e senza pietà, più




