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Addio a Natalino Irti, giurista-umanista: le regole come scudo della libertà

di Nicola Saldutti

Professore di diritto, consulente, consigliere comunale, avvocato di alcune delle cause più controverse del Paese come il contenzioso Imi-Rovelli ed Exor-Fiat

Una volta era appena rientrato da un viaggio in Cina dove era stato invitato per tenere alcune conferenze. Ma il professor Natalino Irti è stato sempre un uomo curioso di comprendere il mondo, di individuare il senso che il diritto, con la sua forma, cerca di dare a tempi spesso confusi, e così tornò raccontando quali fossero in realtà le linee guida del sistema giuridico cinese. C’era sempre qualcosa da imparare. Era nato ad Avezzano il 5 aprile del 1936, allievo del professor Emilio Betti. Vince il concorso per la cattedra a 32 anni. Una lunga carriera accademica in giro per l’Italia, da Sassari a Torino. Poi nel 1977 la chiamata alla facoltà di giurisprudenza della Sapienza a Roma. L’accademia e l’impegno, sia professionale che pubblico, politico.

 Per due anni è stato anche consigliere comunale di Roma, nelle liste del Partito Liberale. Un’area culturale, più che di partito, in realtà per lui. Per molte aziende di Stato e private è stato molto di più di un consulente, ma la persona decisiva negli snodi.

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