di Alessia Cruciani
Monitoraggi continui, analisi scientifiche e tracciabilità digitale accompagnano ogni fase del percorso, dalla gestione del bacino alle verifiche sul prodotto finale
Oltre seicento controlli per passare dalla sorgente alla tavola. È il numero che racconta quanto la tecnologia sia ormai parte integrante anche di ciò che percepiamo come più naturale: l’acqua. Nel caso di Ferrarelle, quel percorso è insieme antico e futuristico, fatto di geologia, ricerca scientifica e sistemi digitali che operano dietro le quinte. Tutto comincia molto prima dell’imbottigliamento. «L’acqua è un bene minerario da proteggere, una ricchezza al pari del petrolio — spiega l’ingegnere Valentina Coletta, direttore qualità dell’azienda —. Abbiamo reperti storici che dimostrano che si beveva la nostra acqua già dai tempi degli antichi romani. Eppure, dobbiamo essere all’avanguardia per assicurare un prodotto sicuro e di eccellenti qualità da proporre a un consumatore che diventa sempre più attento».
L’acqua nasce da un bacino idrogeologico complesso: pioggia caduta circa trent’anni fa che, attraverso un percorso sotterraneo di circa 15 chilometri, attraversa rocce vulcaniche e carbonatiche, arricchendosi di sali minerali. Nella piana di Riardo, su un’area di circa 300 ettari, questa acqua riaffiora naturalmente attraverso dieci sorgenti, alcune delle quali artesiane, veri




