La scelta di servire esclusivamente acqua in bottiglia nei ristoranti non viola alcuna norma. Lo ha confermato la Cassazione pronunciandosi sul caso di una cliente che aveva contestato il divieto di consumare acqua del rubinetto durante un soggiorno in hotel. Una decisione che riaccende il dibattito su prezzi dell’acqua, coperto, sostenibilità e obblighi informativi verso i clienti. La decisione continua ad alimentare interrogativi su trasparenza, sostenibilità e diritto di accesso all’acqua potabile nei pubblici esercizi, ma anche il rapporto tra libertà d’impresa e tutela del consumatore, il peso crescente dei costi accessori al ristorante, la questione del coperto e il business dell’acqua microfiltrata.
Il caso: hotel di lusso e acqua solo a pagamento
La vicenda nasce in un hotel di lusso di Corvara in Badia (Bz), dove una cliente in mezza pensione “bevande escluse” ha contestato la mancata possibilità di consumare acqua di rete durante i pasti. L’unica opzione era l’acqua minerale in bottiglia, venduta a 10 euro. La cliente aveva anche chiesto di poter pagare comunque l’acqua del rubinetto, senza successo. Da qui il ricorso, con richiesta di risarcimento, poi respinto.
Per la Cassazione nei ristoranti non c’è nessun obbligo



