
Per Tommaso Mosca, anche lui pilota Ferrari impegnato nelle competizioni GT, il nodo centrale è la lucidità. “Nell’abitacolo si possono raggiungere circa 50 gradi. Dopo il primo stint il caldo diventa un vero avversario e la prima cosa che ne risente è la concentrazione. In una 24 Ore non conta solo andare forte: bisogna evitare errori, track limits e contatti. È la fatica a fare la differenza”.
Più che la velocità assoluta, è la capacità di restare lucidi per ore a decidere il risultato.
Nei box, intanto, si combatte il caldo con bagni in acqua e ghiaccio, asciugamani refrigerati, programmi di idratazione personalizzati e un monitoraggio costante del recupero fisico. Ogni dettaglio viene studiato per abbassare la temperatura corporea e consentire ai piloti di affrontare uno stint dopo l’altro senza perdere efficienza.
Le soluzioni ingegneristiche: il brevetto del Team Kessel
Accanto alla preparazione atletica cresce anche il contributo dell’ingegneria. Il Team Kessel, ad esempio, ha sviluppato un sistema proprietario di raffrescamento del pilota, attualmente in fase di brevetto. Senza entrare nei dettagli tecnici, ancora riservati, il principio è semplice: ridurre lo stress termico per preservare lucidità, tempi di reazione e sicurezza durante gli stint più lunghi.




