Ormai in tanti affrontano l’argomento dell’antica gastronomia, nel tentativo di trovarne una plausibile origine: ebbene, gli antichi siciliani non avevano il concetto di “ricetta gastronomica”, limitando ogni discorso a “consigli gastronomici”. Solo con il romano Columella abbiamo notizie riguardanti alcune tecniche di preparazione dei piatti. Ma il primo scrittore di cose di cucina italica fu Archestrato da Gela, che nel 340 a.C. scrisse il suo Hedypatheia, probabilmente con lo scopo di offrire sia un “catalogo” per le portate di un banchetto (dal primo piatto fino al termine del simposio), sia consigli su come trovare le migliori pietanze (in particolare marine) e come prepararle.
Gli interni della Trattoria San Giovanni: un ambiente caldo e curato dove valorizzare l’ospitalità e la cucina tipica locale
Forniva consigli tecnici su come spendere denaro per raggiungere il vero piacere culinario, indicava le stagioni maggiormente adatte per preparare alcuni alimenti e i luoghi da preferire per vari tipi di cibi (almeno nei frammenti giunti fino a noi: soprattutto pesce, ma anche carne, cosa abbastanza curiosa per l’epoca, visto che non era frequente mangiarne se non in occasioni speciali come i sacrifici).
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