Dal 2001 al 2023 gli addetti nelle attività manifatturiere sono passati da circa 176 mila a poco più di 155 mila, con una perdita di oltre 20 mila posti (-11,9%), a fronte però di una crescita dell’occupazione complessiva. Nello stesso periodo le costruzioni sono rimaste sostanzialmente stabili (-0,2%), pur con forti oscillazioni; il commercio è cresciuto (+14,9%), alloggio e ristorazione sono più che raddoppiati (+111%), mentre gli altri servizi hanno segnato +45%, confermando lo spostamento verso il terziario. L’analisi presentata da Davide Fedreghini, del Centro studi Confindustria, osserva che il calo della manifattura non è stato lineare. Dopo i minimi toccati nel 2015 – con in mezzo la crisi del 2008, innescata dal fallimento di Lehman Brothers e poi evoluta nella crisi del debito sovrano europeo – si è registrata una lenta risalita, senza però recuperare i livelli di inizio secolo. Dentro questo quadro si muovono dinamiche molto diverse. Il crollo più evidente riguarda il tessile-abbigliamento, sceso da quasi 25 mila addetti a meno di 9 mila, con una contrazione di oltre 15 mila unità (-64%). In forte calo anche legno e mobili (da oltre 4 mila a 2.800 addetti, -31%), la metallurgia (da quasi 19 mila a meno di




