Il trionfo dei democratici americani alle elezioni di midterm è stato accolto con sollievo, perfino con entusiasmo, in molte capitali europee. È comprensibile. La pesante disfatta dei repubblicani di Donald Trump, la nuova maggioranza alla Camera e al Senato, sembrano annunciare la fine di un incubo. Finalmente qualcuno potrà mettere un freno al presidente americano. Ma attenzione alle illusioni.
Il verdetto delle urne non significa che Washington si occuperà delle priorità europee. Non è detto che la nuova maggioranza possa fermare la guerra contro l’Iran, che voglia cancellare i dazi, rilanciare gli aiuti all’Ucraina. Anzi, i democratici hanno un’agenda diversa. Vogliono occuparsi anzitutto dei problemi degli americani. La loro parola d’ordine somiglia a quella che Trump aveva promesso di applicare, salvo poi tradirla: America First. Saremo noi, dicono i vincitori delle elezioni, a seguire davvero quello slogan, dando la priorità alle richieste pressanti degli elettori sul fronte interno.
«Abbiamo capito che gli elettori chiedono un cambiamento radicale. Troppe cose non funzionano. Ci vuole un Congresso che metta al primo posto il popolo americano». Sono parole di Hakeem Jeffries, il leader democratico destinato a diventare presidente della Camera. Non sono molto diverse dagli slogan con cui Trump aveva conquistato




