di Francesco Bertolino
Da una parte i record dei listini di Borsa, la bassa disoccupazione, i maxi utili incassati dai colossi tech. Ma il prezzo del diesel è salito del 70%, la benzina del 38%. E crescono le disuguaglianze. Cosa potrebbe cambiare con i democratici
Storicamente le elezioni statunitensi si decidono alla cassa e così è stato anche per la tornata di metà mandato. Il conto presentato ai consumatori americani dall’amministrazione Trump è stato, del resto, piuttosto salato: a causa dei dazi e, soprattutto, della guerra in Iran, da sette mesi l’inflazione è al di sopra del 3% e in un anno il prezzo del diesel è salito quasi del 70%, quello della benzina del 38%. Alimentato dai tagli fiscali e dalla spesa per la difesa, il debito pubblico ha superato i 40 mila miliardi e costa 3 miliardi di interessi al giorno.
D’altro lato, la disoccupazione è molto bassa (4,2%) e la crescita dell’economia Usa resta molto forte (+3,4% nel terzo trimestre),benché distribuita in maniera ineguale. I lavoratori americani stanno ricevendo sotto forma di salari il 52,9% della ricchezza prodotta, il dato più basso dal 1947. Una fetta crescente sta andando invece a remunerare il capitale,




