
di Marco Cremonesi
Il leghista: rispettate le nostre priorità. Osnato: i patti sono scritti. Ipotesi sanatoria in Campania
Giorgetti, il cattivo. Non per frange insurrezionaliste delle opposizioni. Proprio per la Lega, di cui il ministro all’Economia è esponente storico. E così, mentre tiene banco l’ipotesi di un emendamento alla legge di bilancio che riapra i condoni edilizi, tra i leghisti trovano nuovo fiato coloro che accusano l’uomo del Mef di «tifare per il pareggio» e puntare a un governo di unità nazionale. La solita vecchia accusa: Giorgetti, il «draghiano».
L’impallinamento del ministro viene da più punti di fuoco. Non solo, ma soprattutto, dalla stessa Lega. Il ministro dell’Istruzione Valditara lascia filtrare la sua «sorpresa» per i 7 mila posti da tagliare nella scuola per il prossimo triennio e il vicesegretario leghista Claudio Durigon annuncia al Sole 24 Ore che «daremo battaglia perché venga accolta la nostra proposta sull’uscita a 64 anni. La partita è aperta: non bastano 850 milioni».
Ma a fare fuoco e fiamme è soprattutto Matteo Salvini. Arriva all’Eicma, il Salone del motociclo di Milano, e dice che dei tagli alla scuola «io non ne sapevo niente e sono segretario del partito». Cosa




